Il pozzo delle questioni

   Una risposta per ogni domanda, una nuova domanda per ogni risposta: dialogo fra due filosofi o presunti tali.

 

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lunedì, marzo 07, 2005
 
 Beh è ovvio che il progetto Pozzo e naufragato completamente. Restano due alternative:

1) Salvare da qualche parte i contenuti scritti e CHIUDERE

2) Trasformare questo posto in qualcosa d'altro......

Ci sto pensando... e vi farò sapere.
gettato nel pozzo da Landofnowhere | 13:52 | commenti (1)


mercoledì, dicembre 22, 2004
 
Non mi rassegno a vedere questo posto così morto.. vorrei invitare il dicotomico a scriverci, sempre che koky sia daccordo e comunque lo sto rendendo una rubrica di un sito più grande

speriamo bene
gettato nel pozzo da Landofnowhere | 16:26 | commenti


martedì, novembre 09, 2004
 
Dovrei parlarne con Koky, ma vabbé. Mi secca vedere questo posto morto. Dovrei vedere cosa fare, ma intanto perché qualcuno di voi lettori non prova a gettare lui una risposta?
La domanda era: Quando il comportarsi secondo ideali sfocia in ideologia? In cosa consiste la differenza fra Idee ed Ideologie?
Cerchiamo di far riprendere questo posto, ok?
gettato nel pozzo da Landofnowhere | 00:44 | commenti (2)


lunedì, maggio 24, 2004
 
Che dire? Diciamo che, come avrete notato, da un po' il pozzo è in "pausa di riflessione". Mi scuso con tutti coloro che arrivano vogliosi di leggere qualcosa di nuovo (sempre che ce ne siano) e speriamo di riuscire a riattivarci al più presto.
gettato nel pozzo da Landofnowhere | 10:35 | commenti


venerdì, febbraio 27, 2004
 
Koky è andato a farsi una gita in Danimarca, e fra birra e danesine difficilmente troverà il tempo di rispondere x ora. Com'è che lui si diverte ed io mi uccido di studio?
gettato nel pozzo da Landofnowhere | 15:11 | commenti


venerdì, febbraio 20, 2004
 

Come al solito io provo a rispondere, ma sta a vedere se ho capito bene la domanda..... Vengono poste due alternative, la prima è la seguente: "la maschera è uno strumento per preservare l'integrità di noi stessi dalla sozzura del mondo"; nucleo della tesi è che il mondo contamina il nostro essere, chiedendoci di modificare la nostra essenza individuale a favore di una più adattabile alla situazione vigente, e noi reagiamo indossando una maschera che si adatti al posto della nostra essenza. La seconda tesi nota che così facendo però la maschera impedisce al nostro essere interiore di uscire e pesare nelle scelte pratiche; infatti diventa "boia che porta all'annullamento delle spinte ideali?"

Detto questo, l'alternativa mi lascia un po' perplesso. Pirandello mostra egregiamente come nessuno di noi possa fare a meno d'indossare maschere. In realtà ognuno di noi non è nulla al di fuori delle maschere (naturalmente questa è la mia tesi) e chi crede di nascondere il suo io nel modo detto sopra non fa che idossarne due: una per ingannare l'esterno, ed una per ingannare se stesso (dicendosi che dentro lui ha ancora degli ideali); la sua essenza verrebbe a spiegarsi come sintesi dialettica delle due maschere. Chi decide d'indossare una maschera per mantenere degli ideali "impossibili", per il fatto che li nasconde, sta abbracciando anche nuovi ideali che dicono che si possono nascondere determinati ideali e che aver un ideale non significa comportarsi di conseguenza. Ma anche chi si arma dei propri ideali non fa che scegliere una maschera. Perché si comporterà  in un modo ad esempio con i Compagni di Lotta ed in un altro modo con gli amici. Ed è giusto e fondamentalmente bello che sia così. Certo da ciò nasce il problema della responsabilità che è comunque unitaria, al di là delle maschere, sfociando a volte in dramma. Se conosci i Sei personaggi in cerca d'autore, saprai che ad un certo punto c'é la scena in cui il padre va a prostitute e per caso va proprio dalla figlia. Il momento in cui avviene il riconoscimento è quello in cui parte il suo dramma, ovvero  quello di chi si vede giudicata tutta una vita, passata, presente e futura per UN ERRORE specifico fatto in uno specifico attimo della sua vita..... La sua maschera di allora viene assunta a essenza disvelante di tutto il suo comportamento ed egli si rende conto di non poter fuggire. La morale è che in ogni nostra azione mettiamo in gico sempre tutto noi stessi e non la maschera.

Senza dilagare ti rispondo dicendo che sono vere entrambe le alternative, ma ne sono possibili anche tante altre. La questione delle maschere è troppo complessa per non sfuggire a qualsiasi dicotomia. Perdona l'italiano pessimo di alcuni passaggi.

Veniamo alla mia domanda (a tema con uno dei libri che sto leggendo per Filosofia della Storia): Quando il comportarsi secondo ideali sfocia in ideologia? In cosa consiste la differenza fra Idee ed Ideologie?

Concludo ricordandoti che se vuoi aggiungere un link postami l'inidrizzo perché dell mia memoria non ci si può fidare. Buon lavoro!!

gettato nel pozzo da Landofnowhere | 15:16 | commenti


martedì, febbraio 17, 2004
 
Rieccomi a gettare pensieri nel pozzo...
Innanzi tutto credo che il rapporto fra marxismo e nonviolenza non sia simmetrico. In realtà credo che il rapporto fra nonviolenza e qualsiasi altra cosa non sia simmetrico, ma questo è un altro discorso enon è questa la sede per trattarlo.

Nessuno potrebbe essere attivamente nonviolento e non insorgere contro l'ingiustizia sociale in qualsiasi luogo si manifesti.
(Gandhi, Antiche come le montagne)

Come puoi notare dalla citazione (se ne potrebbero fare tante altre) è innegabile che, almeno nelle spinte all'azione, ci siano notevoli punti di contatto fra m. e n.
C'è da aggingere che la nonviolenza prevede anche la tendenza a ridurre se stessi a 0. Detto in maniera più semplice l'amico della nonviolenza tende a cercare quella verità comune a tutte le cose.
Questa ricerca del rapporto empatico già da sola eciterebbe il contrapporsi delle due dottrine (???).
Non di meno le differenze esistono e non sono di semplice spiegazione.
Sai meglio di me che per Marx la teoria senza prassi è ben poca cosa...
Per la tradizione del pensiero nonviolento i mezzi adoperati sono più importanti del fine stesso quindi, le innegabili differenze nei mezzi utilizzati o utilizzabili per il conseguimento di ideali non contrastanti (se non affini), sollevano parecchi problemi. Tali problemi come scritto sopra non sorgono dal lato nonviolento della relazione ma da quello marxista e, sempre da quel lato la contraddizione dei mezzi è irrisolta e forse irrisolvibile.
In sintesi e tornando all'asimmetria di cui sopra un nonviolento può accogliere (o forse è meglio dire accoglie) parecchie istanze del pensiero marxista mentre un marxista ortodosso, ammesso che ne esistano ancora, difficilmente accetterà la nonviolenza pur dialogandovi.

Domanda:
La "maschera" è uno strumento per preservare l'integrità di noi stessi dalla sozzura del mondo o boia che porta all'annullamento delle spinte ideali?

gettato nel pozzo da koky | 19:21 | commenti (1)


lunedì, gennaio 26, 2004
 
Impegni incrociati tra me e Koky (sommato al fatto che Koky lavora) ritadano l'andamento del pozzo. Abbiate pazienza, ricominceremo alla grande!!
gettato nel pozzo da Landofnowhere | 21:12 | commenti


sabato, gennaio 10, 2004
 

Molto bene. Intanto mi congratulo con te caro Koky: sei tornato alla grande con una splendida lettera al nostro caro Carlo Azeglio e con una domanda direi almeno impegnativa. I miei impegni di studio (dovrei finire entro la prossima settimana Il Mondo Come Volontà e Rappresentazione) mi tengono però con il fiato corto e dubito che la mia risposta ti soddisferà. In ogni caso:

Al di là delle migliaia di citazione da Marx, tutte pertinenti, che si potrebbero fare ed al di là che uno studentello di filosofia figlio di papà come me è l'ultima delle persone che dovrebbe parlare di LAVORO, vedrò di tirare fuori un semplice concetto (sempre tratto liberamente da Marx) che dovrebbe bastare come risposta: il lavoro è una delle componenti principali sia della vita che dell'essenza di un uomo (o di una donna), ma al giorno d'oggi ciò comporta sofferenze e alienazione. Ogni uomo, al di là di ciò che pensa o che pensa di essere, è ciò che fa. Ciò non significa la banalità che uno che di mestiere fa il muratore è un muratore, ma che le azioni con cui quest'uomo si rapporta con il mondo (ovvero il suo vivere) sono il suo proprio modo di essere nello stesso. Di queste azioni una delle principali e quella che sicuramente ha più incidenza sulle altre è la maniera in cui egli si procura da vivere, ovvero ciò che oggi chiamiamo mestiere o lavoro. Quindi un lavoratore che fa il muratore vive, quindi esiste, nella forma di muratore nel senso che, al di là delle sue specificità di singolo individuo egli passa ore della sua vita a fare quel mestiere e anche le restanti dipendono strettissimamente da quelle. Inoltre, cancellando dal nostro discorso tematiche religioso-spirituali, il lavoro è anche la maniera con cui la vita umana prende un senso. Se l'uomo è infatti un animale sociale, è nel rapporto con gli altri uomini che trova la sua umanità e questo rapporto non può prescindere dal contribuire al bene comune, quindi dal lavoro. Risponderei alla tua domanda quindi che l'uomo è lavoro. Senonché intervengono da sempre due fattori a rovinare le cose. Questi fattori sono l'appropriazione da parte di pochi dei mezzi di produzione (qualsiasi essi siano) e la divisione del lavoro. La prima provocà tutte quelle belle alienazioni descritte da Marx nei Manoscritti Economico-Filosofici del 1844 (in italiano l'edizione è Einaudi ed è a cura dell'appena scomparso Bobbio, se non avete questo libricino compratevelo), ovvero banalizzando il non sentire come proprio, ma come entità nemica, gli oggetti del proprio lavoro e la propria stessa vita, essendo questa affittata all'industriale; la seconda, costringe gli uomini a occuparsi necessariamente sempre delle stesse mansioni, al di là di quello che passa in quel momento loro di mente. Non per niente la società comunista immaginata da Marx è una società ove chiunque sceglie di giorno in giorno che lavori fare, così da coltivare la terra la mattina, pescare il pomeriggio e fare il "critico-critico" alla sera.

Riassumendo quindi, direi che l'uomo è il lavoro che fa. Ma non appartenendogli per ora il suo lavoro, egli risulta alienato e distaccato da esso, arrivando al paradosso di ritenere questa entità un male necessario alla propria sopravvivenza ovvero alla contraddizione di pensare una parte importante della propria vita come un sacrificio fatto in favore della stessa.

Ok, non è un granché come risposta, in quanto né originale, né un buon riassunto dell'idea marxiana (fra l'altro l'italiano usato fa pena): accontentati caro Koky. Passando alla mia domanda: dopo tanti seminari e discorsi fatti, dopo la tua evoluzione politico-filosofica, dopo insomma questi due anni e mezzo di esperienza (universtitaria), in che rapporto pensi che debbano stare Non-Violenza e Marxismo (non uso la parola "comunismo" apposta)?

gettato nel pozzo da Landofnowhere | 23:16 | commenti (1)


mercoledì, gennaio 07, 2004
 
Una domanda sulla noia non me la sarei davveromai aspettata dato la quantità di impegni che ogni giorno devo sobbarcarmi. Nonostante lo stupore credo che la risposta sarà breve. La noia credo sia legata strettamente alla percezione del tempo che passa. Tale percezione è piùttosto elastica. Maggiore è l'impegno (e non dico l'interesse) con cui si realizza qualcosa minore è la noia. Non necessariamente la noia si accompagna ad azioni ripetitive o spiacevoli; nè al non fare nulla. In sintesi la noia è inversamente proporzionale all'impegno (inteso soprattutto come concentrazione) e al bisogno (come nel caso del riposo).

Veniamo ora alla domanda...
Uomo e lavoro o uomo è lavoro? Dal libro della Genesi al Capitale, le tue riflessioni socio-politiche su una delle più importanti (almeno nel nostro tempo) dimensioni dell'uomo.

gettato nel pozzo da koky | 14:25 | commenti (2)
 
Caro Carlo, (non do del lei e non la chiamo presidente perchè sto parlando al Carlo partigiano, al Carlo che ha fatto la resistenza, al Carlo che militava nel partito d'azione) capisco perfettamente che la carica istituzionale che attualmente ricopri non può che farti parlare come in tutti questi giorni (ed in questi anni) ci hai abituato ma permetti a me, che non sono e che non vorrei essere al tuo posto, di fare alcune considerazioni, non riguardo a ciò che è accaduto ai soldati italiani (non dico nostri perchè nessun soldato mi è più caro di altri) in Iraq perchè quei fatti provocano solo amarezza, ma riguardo a ciò che è successo prima e dopo. Chiunque mi conosce sa perfettamente quale era, è e sarà la mia posizione sulle guerre che ci sono state, che sono in atto e che avverranno. E' inutile ripetere che è una posizione di piena condanna come di piena condanna è l'atteggiamento generatore di odio e fazioso dei media. Patria è una parola che non amo. Repubblica è una parola decisamente migliore. Mentre la prima divide il mondo in buoni (noi) e cattivi (loro) la seconda sottolinea la responsabilità di tutti i cittadini (in questo caso nei confronti del mantenimento della pace e della sicurezza). Dalla differenza nell'uso di questi due segni per denotare la stessa cosa (l'Italia) seguono a cascata tante altre differenze. Oggi non voglio ribadire le ragioni per cui la guerra (e questa guerra) è sbagliata. Caro partigiano, voglio solo ricordarti che tu per la Repubblica sei un eroe, un liberatore dalla tirannide fascista. Adesso fermati un attimo ed immagina di aprire un libro di storia sui banchi di scuola della patria fascista. Immagina di avere perso quella guerra cinquanta anni fa. Il tuo nome non sarebbe quello di un eroe. Non saresti chiamato partigiano ma: criminale, bandito, terrorista. Allo stesso modo oggi in Iraq vengono chiamati terroristi coloro che lottano per una delle parti in causa. Viene chiamato terrorista chi lotta per difendere il passato regime (per cui non provo alcuna simpatia). A guardare bene loro sono partigiani come lo eri tu (anche se io mi sarei schierato dalla tua parte e non lo farei mai dalla loro). Tuttavia anche partigiano è una parola con forti implicazioni morali. Nella nostra storia il partigiano è un eroe buono. Allora chiamiamo le cose col loro nome. Iniziamo a dire che le truppe Italiane e dei rispettivi alleati sono forze di occupazione, che quelli che chiamiamo terroristi sono guerriglieri, che, nonostante Bush abbia unilaterlmente dichiarato che la guerra è finita, la guerra continua. Se vedessimo le cose come stanno ci renderemmo conto che in guerra i soldati muoiono. Che in guerra anche i nostri soldati muoiono. Resici conto di queste cose possiamo comportarci in due distinti modi: possiamo piangere dei figli della patria caduti nel difendere la sua sicurezza o possiamo farci carico, come cittadini della Repubblica della responsabilità di avere mandato dei ragazzi al macello; di avere permesso che un altra guerra abbia avuto luogo. Io la vedo nella seconda maniera e spero lo faccia anche tu. Spero che asciugate le lacrime per l'errore commesso possiamo lavorare per non dover piangere più alcun morto Italiano o meno che sia.
gettato nel pozzo da koky | 13:33 | commenti


sabato, dicembre 06, 2003
 

Aspettando con pazienza (e con solidarietà) che koky si liberi un po' dal suo lavoro di web master dello splendido sito Seminario Non-Violenza , vorrei buttare una domanda sperando che qualche passante la raccolga e provi a rispondere: cosa è noia? Il ripetere continuo delle stesse azioni? Il ripetere continuo del nulla?

gettato nel pozzo da Landofnowhere | 21:51 | commenti (1)


domenica, novembre 23, 2003
 

Dato che stiam battendo un po' la fiacca sia io che Koky, mi permetto di fare un'altra domanda, così per smuovere un po' le acque. Tranquilli nulla di serio. Qualcuno di voi sa perché i R.E.M. hanno inserito nel loro best of come canzone inedita una brutta copia di It's the end of the world (as we know it), loro vecchio hit? E perché non hanno inserito quest'ultima canzone nella compilation? Niente da fare continuo a litigare con i Best of...........

Naturalmente Koky è invitato a rispondere più alla domanda precedente, giusto un po' più succosa.

gettato nel pozzo da Landofnowhere | 22:18 | commenti


domenica, novembre 16, 2003
 

Rispondere a questa domanda non è poi così difficile: secondo me la scarsa (o totale) conoscenza della lingua influisce solo minimamente sulla capacita affettiva della persona. Il perché è presto detto, mi rifaccio direttamente alle lezioni del nostro caro Lo Piparo: esiste una bella differenza fra lingua e linguaggio. Il bambino che impara la sua prima lingua, sta in realtà entrando in un contesto linguistico, sta imparando il linguaggio. Impara a parlare più che a parlare in italiano od una qualsiasi altra lingua. E' probabile che il lento accedere alla totalità del mondo linguistico di appartenenza coincida con l'imparare la propria lingua, ma non perché conoscenza di regole linguistiche, ma per immissione di date categorie mentali, perché capacità di interagire con persone linguiosticamente già mature (che brutto termine). E' invece chiaro che culture (e lingue) diverse sottostanno a regole e categorie diverse. Quindi è possibile che, ad esempio, io non sia in grado di comprendere a pieno il significato che può avere una data parola per un inglese a cui corrisponda uno stato d'animo, al di là della mia capacità di tradurre o meno quella parola nella mia lingua.

Ed ora, sperando che la mia risposta ti soddisfi, ti getto un bel guanto di sfida: dei soldati italiani e dei carabinieri sono morti in Iraq (anche iracheni, americani ed inglesi muoino ogni giorno, ma ciò sembra essere un problema di minor importanza per l'opinione pubblica). Ciampi ha reagito con i suoi soliti richiami alla solidarietà nazionale; scrivigli una bella lettera in cui mostri il tuo punto di vista sulla questione. Esponi ciò che tu vorresti che venga fatto e commenta le reazioni del mondo politico. Naturalmente prenditi il tempo che vuoi e se lo credi utile leggi quanto già scritto da me sulla mia landa e ricorda anche se dalla richiesta può sembrare, non è un tema di liceo! Buon Lavoro, my dear friend!!

gettato nel pozzo da Landofnowhere | 12:24 | commenti


venerdì, novembre 14, 2003
 
Premetto che non piossiedo grandi competenze sull'anarchia e sututte le sue innumerevoli espressioni. Detto ciò provo ugualmente a risponderti. La mia idea di anarchia credo sia semplice. Immaginiamo un gruppo di bambini che si trova in un cortile per giocare. La scenaa cui assisteremmo se fossimo li credo sia, approssimativamente la seguente: I bambini inizierebbero a discutere su come giocare... fra loro emergerebbe uno con una personalità più forte che farebbe valere la sua posizione... (si gioca così, non cosà e lui non gioca perchè è brutto). Credo che l'anarchia sia semplicemente il diritto di uno qualsiasi di quei bambini di rivendicare la possibilità di giocare in altro modo, secondo le sue regole. Mi rendo conto che è una visione molto semplicistica. Ciò che mi preme oggi non è descrivere un modello di anarchia (praticabile o meno oggi) ma far saltare fuori il principio che ti fa elaborare un pensiero anarchico. Mi preme sottolineare che non è scontato giocare tutti con le stesse regole. Chiedo scusa per la forma indegna (forse lo è anche il contenuto) di questa risposta, ma il tempo è diventato davvero poco...

Veniamo ora alla mia domanda!!!
Secondo te in che misura la scarsa conoscenza della lingua può influire sui nostri sentimenti?
Mi spiego meglio.
Minore è la conoscenza della lingua minore possibilità di autorappresentazione delle emozioni si hanno. Non riuscendo a definire nettamente ciò che proviamo in realtà proviamo emozioni indistinte?
Portando all'estremo questa logica se non riesco a definire una emozione sto provando ancora un'emozione o mi limito ad avere reazioni fisiologiche?

Buon lavoro,
Koky

gettato nel pozzo da koky | 09:11 | commenti (1)


mercoledì, novembre 05, 2003
 

La domanda è tutt'altro che semplice. E' difficile pure da seguire. Provo a rispondere, ma non garantisco nulla:

"L'era dell'ideologia della dissimulazione ideologia" è una bella definizione...., ma tu come la intendi? Secondo me può significare due cose diverse (ma forse di più), che vorrei tenere entrambe per buone; infatti, da un lato con la cosiddetta "morte delle ideologie" si è creato un senso comune, fortemente ideologico che ideologicamente rifiuta ogni ideologia solo perché tale (W i giochi di parole), e che come ogni ideologia non si considera tale, ma esclusivamente buon senso. D'altra parte, correlato a ciò, vi è la seconda interpretazione: ogni messaggio mediatico, figlio delle ideologie più disparate, dovendo divenire pubblico quindi neutrale viene dissimulato per normale cioé pacificamente vero. "La guerra è brutta, ma a volte è necessaria" è una frase spacciata per comune, così come dire: "No alla guerra, senza se e senza ma" trabocca di sincerità e semplicità. Il fatto è che sono slogan vuoti, quindi sembrano non-ideologici. In realtà ideologico è il contesto in cui vengono dette queste frasi, il modo di pensare di chi questi slogan li scrive (o li commissiona). Tutto ciò accade perché spiegare motivazioni delle proprie scelte, finendo magari in disquisizioni prettamente filosofiche, risulta meno divertente e convicente che dire quattro frasi ad effetto. Se ascolti con attenzione metodica una tribuna politica ti renderai conto quante volte le argomentazioni non sono altro che sillogismi errati, e nessuno contro argomenta mostrando quanto sia illogica la frase usata dall'avversario, ma risponde con lo stesso tono. Un esempio veloce veloce: spesso si accusano i movimenti di sinistra che si oppongono a Israele di essere antisemiti con questa argometazione: Tutti gli antisemiti sono antiisraeliani, voi definite Israele uno Stato non democratico, fascista, iniquo e pericoloso, quindi siete antisemiti. Aristotele si rivolta nella tomba, ma le argomentazioni sono queste. Ora che senso ha continuare a parlare con chi lo fa in maniera scorretta, se almeno non si prova a correggerlo? Ma questo fanno quelli di sinistra accusati di antisemitismo. D'altronde se in una tribuna politica uno si alza e fa una lezione sulla logica aristotelica l'audience cala.

Se quello che ho scritto è una semplificazione complicante di ciò che intendevi dire con la frase "era dell'ideologia............", penso di poterti rispondere. Intanto quando dici "tale ideologia non sia rivolta ad una società futura ma ricalchi pienamente quella attuale" non dici nulla di particolare: hegelianamente e marxianamente ogni epoca si rispecchia nella sua ideologia predominante e la nostra è l'idiozia teorica astuta. Inoltre credo che la teoria di Marx sul linguaggio sia sostanzialmente corretta, se intesa come intendo io in "Assolo mentale prettamente di sinistra"(lo trovi nella Land of Nowhere archiviata ad ottobre) il rapporto struttura sovrastruttura. Ora alcuni fenomeni sovrastrutturali, come i media per esempio, sembrano dipendere totalmente dalla struttura: ciò è vero da un lato di interpretazione dell'epoca, ma non lo è in un lato più vasto. E' infatti innegabile che il complesso sovrastrutturale prende sì senso dalla struttura economica ma a sua volte la nutre di vita, la rende possibile in tutta la sua interezza. Il sistema feudale non sarebbe funzionato senza la religione cristiana e il neocapitalismo si serve della "prostituzione delle lettere" come mezzo necessario alla propria sopravvivenza e prosperità. Infatti il regime va verso questa direzione, ovvero verso quella che tu chiami "ingegneria". Il linguaggio, in quanto funzionale al capitale, diventa esso stesso un capitale da ben utilizzare, quindi merce.

Nulla è però eterno, e i giochi si rompono. Il sistema vigente prima o poi finirà. Ed inoltre non potrà mai esistere un mondo privo di intelligenze, per lo stesso motivo per cui la madre degli sciocchi è sempre incinta. Il mondo universitario potrà anche cambiare, esisterà ancora un luogo da dove "salire in capu ai potenti", da dove far sventolare qualche nuova idea accusata di essere figlia di un'ideologia obsoleta: questo mondo così com'é, mi fa schifo!!!!"

Ed ora la mia domanda: premettendo che non sono anarchico e che ho le mie forti riserve su quanto segue, ti posto la una risposta di Chomsky ad una domanda (vedi l’archivio di Luglio di Land of Nowhere) e ti chiedo, tu come ti poni con questo testo?

"I critici reclamano che l’anarchismo è “informe, utopistico”. Tu controbatti che ogni periodo della storia ha le proprie forme di autorità e oppressione che devono essere sfidate, di conseguenza non c’è una dottrina precisa che si possa applicare. A tua opinione, quale specifica realizzazione dell’anarchismo è appropriata in quest’epoca?

Io tendo ad essere d’accordo che l’anarchismo è informe e utopistico, anche di più delle vacue dottrine del neo-liberalismo, marxismo-leninismo, e altre ideologie che hanno fatto appello al potente e ai suoi servi intellettuali durante gli anni, per ragioni che sono tutte troppo facili da spiegare. La ragione per la generale assenza di forma e la vacuità intellettuale (spesso alterata con grandi parole, la qual cosa rientra ancora nell’interesse proprio degli intellettuali) è che noi non capiamo poi molto riguardo i sistemi complessi, come le società umane; e abbiamo solo intuizioni di validità limitata sui modi con i quali esse dovrebbero essere rifoggiate e costruite.

L’anarchismo, nella mia veduta, è un’espressione dell’idea che l’onere della prova è sempre in quelli che argomentano che l’autorità e il dominio sono necessari. Loro devono dimostrare, con argomenti potenti, che questa conclusione è corretta. Se non ce la fanno, allora le istituzione che essi difendono dovrebbero essere considerate illegittime. Come uno dovrebbe reagire all’autorità illegittima dipende dalle circostanze e dalle condizioni: non ci sono formule.

Nel periodo presente, le questioni sorgono in modo indiscriminato, come comunemente fanno: dalle relazioni personali in famiglie ed in ogni altro posto, all’ordine politico/economico internazionale. E le idee anarchiche – sfidando l’autorità e insistendo che essa giustifica se stessa – sono appropriate a tutti i livelli."





gettato nel pozzo da Landofnowhere | 23:22 | commenti (1)


mercoledì, ottobre 29, 2003
 
Ecco (finalmente) il testo della domanda!!!

Molti sostengono che la nostra epoca sia caratterizzata dalla mancanza di ideologie. Io credo che si stia vivendo nell'era "dell'ideologia della dissimulazione ideologica" e che, tale ideologia non sia rivolta ad una società futura ma ricalchi pienamente quella attuale.
Mi preme qui sottolineare un aspetto del suddetto impianto ideologico.
Marx, a suo tempo ha evidenziato come il linguaggio fosse medio nello scambio economico. Oggi questa concezione mi sembra sia superata. Il linguaggio è divenuto al contempo,strumento di produzione e prodotto industriale.

In quest'ottica quanto ha senso che si portino avanti riflessioni sul linguaggio nelle facoltà umanistiche? Non sarebbe meglio spostare queste riflessioni fra gli ingegneri o gli economisti? Quanto la riforma universitaria che stiamo "affrontando" non si muove già in questa direzione?

Scusa l'attesa ma spero ne sia valsa la pena.

gettato nel pozzo da koky | 16:45 | commenti (2)


martedì, ottobre 28, 2003
 

Non ricordo gl'Impossibili paladini della Giustizia, forse non li ho mai visti (la tua cultura in materia vecchi cartoni è inarrivabile). Sugli Inflessibili so qualcosa in più, dato che domenica sera mi sono fatto un giro tra gli stand, incontrando qualche faccia conoscente. In pratica un annetto fa, i collettivi autogestiti di matrice comunista (o forse semplicemente di sinistra, qui non so nulla dicerto) di tutto l'Ateneo di Palermo si son uniti in unica Associazione. Questa scelta mi è stata motivata dal fatto che, ogni qual volta chiedevano spazi o organizzavano qualcosa, il fatto di essere collettivi e non un'associazione impediva ai vari presidi di Facoltà di concedere il loro permesso (che so concerti, mostre.......). Questo è quello che so, anche se forse non è un resoconto completo. Cosa ne penso? Non amo molto le tessere, anche se più che altro per pregiudizio, ma qualcuno che si muova nella nostra spenta Università serve. La locandina poi della tre giorni organizzata era molto interessante ed indicativa: hanno parlato, oltre che gente dei collettivi e l'ospite Agnoletto, anche il nostro amato preside Ruffino, alcuni prof e l'ultimo giorno persino il "Magnifico" Rettore. Somma a ciò che la locandina era sponsorizzata e trai le tue conclusioni. Quanto a me, come dicevo serve che qualcuno si muova ed al di là di limiti questi Inflessibili hanno creato già qualcosa. Tutto buono e benedetto...................

Una domanda breve breve per te: cosa significa essere di sinistra e perché tu lo sei?

gettato nel pozzo da Landofnowhere | 09:50 | commenti


domenica, ottobre 26, 2003
 
Sulla necessità di innalzare l'età pensionabile ho fortissimi dubbi e grandi riserve. Personalmente mi ritengo totalmente favorevole a questo sciopero generale. Premesso questo vorrei, però fare un passo indietro e palesare un certo disappunto nei confronti dei sindacati (soprattutto i confederati). Certo, per me che credo che i diritti dei cittadini debbano aumentare e non diminuire, l'innalzamento dell'età pensionabile è sbagliata ma, infondo andare in pensione 3 anni dopo (sempre ammesso che noi avremo la possibilità di andarci) non è un dramma. Scioperare ora è giustissimo ma il non averlo fatto negli ultimi venti anni è, per certi aspetti, criminale. Mi riferisco alla privatizzazione dei contratti del pubblico impiego fatta all'inizio del decennio scorso, all'introduzione di contratti che privano il lavoratore di qualsiasi difesa nei confronti di datori di lavoro senza scrupoli (Co.Co.Co. o in qualsiasi modi adesso li abbiano chiamati). La mia impressione è che i sindacati abbiano indetto lo sciopero non tanto per il bene dei lavoratori (anche se in questo caso, per accidente, la motivazione coincide con quest'ultimo) ma perchè sono stati esclusi dal tavolo delle decisioni. La questione (e lo si leggeva tra le righe delle dichiarazioni di Pezzotta) non è nel merito della riforma ma nel metodo del "confronto" con le parti sociali. Se il governo avesse concertato con i sindacati, cambiando qualche virgola al progetto, lo sciopero non ci sarebbe stato (o sarebbe stato solo della CGIL ma quella è un'altra questione) ed i lavoratori avrebbero preso un'altra "supposta" senza colpo ferire. Cosa altro aggiungere... Ringrazio il cielo che abbiamo un presidente autoritario!!! W Berlusconi!!! :P

Ricordi il cartone animato degli "Impossibili paladini della Giustizia"? Io ricordo perfettamente questi super eroi. C'era Multimen (che aveva il potere di moltiplicare se stesso), Coinman (l'uomo molla) e fluidman (indovinate di che era fatto!). Nella loro vita di copertura i nostri eroi erano dei musicisti. Cosa c'entra questo con la mia domanda? Adesso arrivo al punto. E' da poco nata l'associazione degli inflessibili (non so perchè il nome mi rimanda agli impossibili) ed ho la sensazione che si tratti (e questa volta la relazione fra le due vite è inversa) della vita di copertura della solita vecchia rifondazione. Che ne pensi di questa "nuova" associazione? A presto e come gridavano gli Impossibili... TUTTI PER UNOOOOO!!!!!

gettato nel pozzo da koky | 17:46 | commenti (2)


venerdì, ottobre 24, 2003
 

La domanda postami è molto complessa è vale la pena rifletterci su con calma. In maniera molto grossolana direi che l'artista ha il diritto di porre le condizioni per cui il suo lavoro sia fruito (non copiare, non fotocopiare, non prestare, non far ascoltare o vedere in pubblico, ecc.). Ciò tutela magari i suoi diritti, ma non quelli dell'arte: infatti se è vero che l'artista campa del suo lavoro, è anche vero che il suo lavoro non circolerebbe così tanto senza pirateria e si formerebbero fra l'altro meno nuove leve artistiche. Se un cd dei Pearl Jam costa 17 euro, il giovane che non conosce tanto il gruppo non rischierà un acquisto di queste proporzioni, e sia accontenterà di ascoltarlo quelle due o tre volte l'anno che viene passato su MTV.

Il problema ha quindi più risvolti e proprio per questo tralascio analisi morali e vado più al sodo: il diritto alla tutela del lavoro di un artista è sacrosanto. Ma è sacrosanto anche il diritto del fruitore dell'opera di accedere alla cultura senza fare mutui. Finché multinazionali investiranno milioni per produrre opere scadenti, ma efficaci nel mercato grazie ad abili manovre di imposizione dei gusti, e pretenderanno l'eliminazione dai media dei prodotti in cui non hanno investito, finché i prezzi saranno tanto proibitivi a causa delle stessi multinazionali, noi consumatori dovremo difenderci in qualche modo. Due precisazioni: 1) non parlo di pirateria, in quanto far soldi sul lavoro altrui è veramente vergognoso, 2) questo discorso si può applicare solo parzialmente al libro (ma certi prezzi sono comunque vergognosi).

Per concludere, il diritto degli artisti di cui parlavo all'inizio decade quando il tutto viene preso in mano dalle multinazionali. Questo non per scelta nostra (del tipo siccome è una multinazionale io da bravo picciotto di sinistra la boicotto) ma per scelta delle multinazionali stesse: un'artista inidpendente ha una vita durissima e non riesce a campare del suo lavoro anche se vale molto di più dei vari Eminem, Manson, Spears o Aguilera. Se si adatta, sottostà alle leggi dei produttori smettendo spesso (non sempre) di essere artista. Permettendo le copie e i download da internet si da spazio paradossalmente alla vera arte, che sia musica, film o quant'altro. In un mondo ideale, le radio trasmetterebbero musica e non spazzatura, ognuno potrebbe decidere se comprare quel cd della multinazionale a 17 euro o quello indipendente a 7 euro )per restare all'esempio a me caro della musica), ed io rispetterei sempre il diritto d'autore.

Spero di aver capito bene la domanda.............. se invece ti riferivi ai plagi, bhe ogni qual volta si utilizza ciò che è frutto dell'ingegno altrui, anche se lo si rielabora in maniera personale, è opportuno dichiararlo apertamente come forma di rispetto verso l'autore originale e verso chi fruisce.

Ed ora tocca a me, anzi......... a te: banalissimamente, oggi grande sciopero per salvare le nostre pensioni.........., quali sono le tue idee in proposito? Manovra necessaria quella del governo? Solito tentativo di mangiare sulla nostra testa? E soprattutto, come pensi si debba stabilire in maniera equa una giusta età pensionistica?

gettato nel pozzo da Landofnowhere | 22:31 | commenti (1)